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Autore Topic: Verginità da ostentare o da nascondere?  (Letto 371 volte)
elektra
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« il: Luglio 20, 2007, 12:47:31 pm »

C'è chi rimane vergine fino al matrimonio (per scelta o per necessità) e chi si rifà una verginità negli anni (chirurgica e morale). Chi la vende su Internet per pagarsi gli studi e chi la perde (che brutta parola) senza pensarci troppo su, convinto che il sesso sia bello e che non ci siano troppi motivi per aspettare a goderne le gioie.

C'è poi chi la ostenta, e la sbandiera ai quattro venti con magliette, monili e siti internet. E' il caso del Silver Ring Thing, movimento nato negli Usa e legato alla destra evangelica, che si è reso famoso dopo aver convinto l'amministrazione Bush a finanziare con oltre un milione di dollari diverse campagne per l'astinenza. L'associazione tramite un sito vende anche anellini con citazioni bibliche, croci, oppure t-shirts con la scritta "L'amore vero aspetta".

La costola britannica del movimento cerca di attirare l'attenzione su di sè anche nel regno unito, tramite la battaglia legale di Lydia Playfoot, sedicenne allieva della Millais School di Horsham, nel Sussex. La ragazza voleva portare al dito anche durante le lezioni l'anellino d'argento con una citazione biblica che esalta la purezza del corpo e dunque l'astinenza sessuale prima del matrimonio. Secondo i dettami del movimento l''anello deve essere portato sull'anulare sinistro per testimoniare la castità della persona fino a quando viene rimpiazzato da una fede nuziale.

La direzione dell'istituto ha giudicato l'anello, come qualsiasi altro monile, un'eccezione imprevista per l'uniforme scolastica. Per Lydia questo divieto è una "ingerenza illegale nel suo diritto di manifestare la fede cristiana". L'Alta Corte però ha accolto la posizione della scuola, ribadendo il divieto. "L'anello non è parte integrante delle manifestazioni di fede", cioè non è obbligatorio per i fedeli. Dunque non può essere un'eccezione alla regola, come altre già previste in dettaglio dal regolamento scolastico di Horsham: i veli delle ragazze di fede islamica o i braccialetti Kara dei Sikh.

Come molti pensano, la polemica fomentata dalla ragazza e dal suo avvocato è meramente strumentale: il caso sta attirando pubblicità gratuita sull'associazione ultra cattolica e sulla sua evangelizazzione dei giovani inglesi. La Gran Bretagna forse più dell'America ha sempre riscontrato un problema con l'educazione sessuale e la banale querelle di Lidya Playfoot potrebbe risuonare invece come caso emblematico di violazione dei diritti civili.

Perchè tutta questa morbosa attenzione su verginità e "prima volta"? Sembrerebbe che civiltà e verginità, almeno a parole, siano strettamente legati. Le civiltà classiche la consideravano sinonimo di purezza spirituale, e le vergini erano preposte al contatto con il sacro, e tutte le maggiori religioni hanno trasmesso ai propri fedeli dettami molto ferrei al riguardo: dall'induismo al cristianesimo, per arrivare alla religione islamica. Unica deviazione quella ebraica, che ha adottato il suo caratteristico pragmatismo anche alla sfera sessuale, anche se tentazioni sessuofobiche non sono mancate neanche lì.

C'è chi sdrammatizza: La "prima volta" diventa commedia

La vostra " prima volta " è stata al parco o nel letto di vostro fratello più grande? Consapevole o soprendente come la mattina di Natale? Con l'amore delle elementari o piuttosto col professore? Quarantamila persone comuni hanno raccontato, in Rete, la loro prima esperienza sessuale e la storielle sono risultate così divertenti da meritare la messa in scena. La commedia, "My first time", sarà in scena a New York dal 28 luglio. Il copione prende però spunto da racconti veri di uomini e donne che dal 1998 hanno scritto, in forma anonima, su un sito nato per condividere le prime esperienze sessuali. Il sito è diventato noto con il passare degli anni e ha finito col raccogliere storie assurde o divertenti, omosessuali o etero, timide o sfrontate, di ragazzi e nonnetti che avevano voglia di svelare la propria vita intima
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