Tutta colpa di internet?
Venerdì, Novembre 24th, 2006Fenomeno bullismo: la società se ne lava le mani e scarica il fardello sulle nuove tecnologie. Ma i genitori e i professori dov’erano?
Dopo la comparsa in rete del video choc in cui alcuni ragazzi di un istituto tecnico torinese malmenavano e deridevano un compagno down, si è fatto un gran parlare di bullismo. Il fenomeno, che negli Stati Uniti esiste da molto tempo e che è sbarcato in Europa da anni, è stato a lungo trascurato ma è presente anche in Italia (lo scorso anno il portale Libero.it ha affrontato il tema con uno speciale, decicando spazio alle storie dei più piccoli e pubblicando la guida contro il bullismo di Telefono Azzurro). Ma finché se n’è parlato nelle aule scolastiche o di tribunale, nessuno ha ritenuto di dover fare nulla per affrontare quella che invece è una vera e propria emergenza sociale. Adesso che le immagini delle violenze tra giovanissimi sono innegabili, sotto gli occhi di tutti, postate sul web a mo’ di trofeo, finalmente ci si rende conto della gravità di questo tipo di vicende.
Peccato che si commetta il solito errore: quello di scaricare le responsabilità. Ora si punta ottusamente il dito contro internet. Ma davvero le nuove tecnologie sono cattive maestre? No, affatto. Sono soltanto un media, anzi, sono il mezzo di diffusione che ha fatto venire a galla il fenomeno che altrimenti avremmo continuato a ignorare per anni. Sono il mezzo che, per esempio, ha permesso di smascherare e incastrare quegli adolescenti che hanno stuprato per mesi la loro compagna di scuola 12enne, riprendendo tutto col videofonino (comprato da mamma e papà). Dov’erano, piuttosto, genitori e insegnanti quando quei ragazzini crescevano? Di chi è la colpa se sono violenti e maleducati, del pc o di chi deve impartire loro un’educazione? Chi è che non si è preoccupato di insegnare loro il rispetto per le donne e per la diversità?
La violenza è ormai parte del linguaggio dei ragazzi, circola in rete fra le chat e i blog perché sono le chat e i blog il mezzo di comunicazione di quella fascia della popolazione. «Da più anni - spiega Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro - abbiamo sollevato il fenomeno della violenza su coetanei. Dobbiamo considerare la gravità del problema, a provare disagio sono soprattutto le vittime ma anche i ragazzi responsabili delle violenze. Abbiamo attivato misure di formazione per gli insegnanti. Molto spesso a chiamarci e a denunciare le violenze sono gli amici perché le vittime non hanno il coraggio di farlo. E’ importante parlarne nelle scuole e nel gruppo di coetanei. Far emergere attraverso i mezzi di comunicazione questi problemi vuol dire cercare di creare dialogo anche nelle scuole e nelle famiglie. Occorre prevenire il bullismo ma anche cercare di aiutare le vittime e gli autori. Bisogna infondere negli adulti un senso di responsabilità. Molto spesso, invece, i genitori delegano i problemi dei figli all’esterno e a volte si arriva troppo tardi». Insomma, mamme e papà si facessero un esame di coscienza invece di accusare la rete di ogni male. Sembra di tornare indietro di decenni, quando si accusava il telefono di essere un mezzo malvagio perché vennero a galla le prime chiamate dei maniaci sessuali ai danni delle signore che, ignare, alzavano la cornetta…
(tratto da Libero News)