In molti Paesi europei, a partire dalla Germania ma non solo, circolare con auto trasformate è del tutto lecito e ben regolamentato, in modo favorevole non solo alle legittime aspettative dei cittadini (perché i patiti di tuning sono cittadini anch’essi, con i loro doveri ma pure con i loro diritti), ma anche della sicurezza della circolazione. Ebbene, sappiamo al tempo stesso che il nostro, di Paese, fa parte della Comunità Europea, con annessi e connessi. Fra questi, vi sono quelli di libera circolazione di merci e persone. Il primo di carattere più commerciale, il secondo più vicino alla libertà in generale.
Fatto sta che, per farla breve, non si può impedire ad un tedesco di venire a villeggiare in Italia con la sua Punto “cerchiata” da 17 pollici, né imporgli dei limiti di circolazione. Anche se sappiamo benissimo che, se lo facessimo noi, l’auto ci verrebbe sequestrata con la pretestuosa motivazione di essere pericolosa (e non lo è).
Ma non solo: se noi volessimo comperare questa Punto così com’è, la legge comunitaria ci garantisce tutela completamente. E quella italiana non vi si può contrapporre. Così, cercando ancora di semplificare, quando a seguito del passaggio di proprietà viene compilata la carta di circolazione italiana, questa deve prevedere e segnalare, legalizzandole tutte le eventuali modifiche (quelle ammesse in Germania) presenti sulla vettura.
A questo punto diventa logico il passo successivo, quello seguito da un numero sempre maggiore di appassionati frustrati dalla cialtroneria di una certa burocrazia: è possibile comprare una vetture(nuova o usata) in Germania, trasformarla secondo tutte le varie possibilità che la legge tedesca offre ai suoi cittadini, e quindi importarla in Italia. Dopo di ciò potremo circolare in modo del tutto legale (e certificato) con una vettura che, se l’avessimo trasformata direttamente nel nostro Paese, ci farebbe rischiare continuamente il libretto e una multa salata.
La parte burocratica della questione potrebbe essere affrontata da qualsiasi ufficio di pratiche automobilistiche (è comunque preferibile, ovviamente, un minimo di esperienza specifica) ma per quella concreta, ovvero trovare materialmente la vettura desiderata, un normale appassionato può avere qualche problema. In tal senso offrono un’utile collaborazione alcuni esperti del settore tuning tedesco, come Rabanser (tel. 0471/654555 – www.rabanser-tuning.it) e Speedcars (tel. 0474/250163- www.speedcars.it): non sono gli unici, ma fra quelli che hanno maggiori contatti lavorativi con la Germania. Il primo più rivolto all’aspetto estetico, il secondo più a quello meccanico, entrambi senza problemi per quanto riguarda le ruote maggiorate. In pratica cosa succede? Un appassionato si può rivolgere a loro, indicando cosa cerca (auto nuova o usata), quale modello. Con quali modifiche, e soprattutto con quale budget di spesa. Sulla base di questi dati, si cerca una vettura che corrisponda alle caratteristiche richieste, ed eventualmente la si aggiorna già all’origine con le “aggiunte” richieste. L’unico limite (che poi limite non è, ma una garanzia) è che queste modifiche siano approvate dal Tüv. Trovare una Golf assettata rasoterra e con cerchi da 19 o da 20 pollici, ad esempio, non è un problema. Chi non ha molti soldi, può trovare splendide Corrado usate kittate Rieger (magari giusto da “rialzare” un po’). Insomma, le possibilità sono tante. L’unico parametro sul quale in Germania sono piuttosto liberali, ma che invece va rispetto se si vuole circolare in Italia dopo questa trafila, è quello di non avere ruote sporgenti dal profilo dei passaruota. Ben poca cosa e comunque facilmente rispettabile. Un’evoluzione di questa possibilità, seguita da alcuni che non riescono a legalizzare l’auto che già possiedono in Italia, è quella di re-importare la propria vettura dopo una temporanea esportazione. A questo punto, però, la procedura diventa decisamente più complessa( e quindi costosa) oltre che sul filo del rasoio: occorre fare una radiazione dal PRA per esportazione (qualcuno la chiama “demolizione” ma non è corretto – ed eccessivo), intestarla a qualcuno in Germania e quindi effettuare l’importazione e con le modalità già descritte. Dopo un periodo piuttosto lungo, e sempre ammesso che le modifiche effettuate siano accettate dal Tüv, saremo così riusciti ad avere un libretto che legalizza la nostra auto. Ma, proprio per i problemi ed il costo, va detto che molti preferiscono addirittura vendere la propria auto italiana e comprarne una direttamente un’altra oltreconfine.
Questo è il bello delle norme comunitarie, quando vengono applicate a favore dei cittadini: poter circolare in perfetta tranquillità e sicurezza, potendo anzi assaporare qualche “piccola rivincita” quando le forze dell’ordine ci fermano con atteggiamento sbruffonesco, solo perché abbiamole ruote da 18’’ e un’ala da F1 sulla nostra Fiat… sempre se è ancora riconoscibile come prodotto torinese… Una situazione, anche questa, che dimostra una volta di più come l’accanimento contro il tuning sia qualcosa di esclusivamente burocratico, senza alcun reale motivo tecnico o tantomeno logico.
(tratto da “SUPERCAR” N.10 – Ottobre ’06)