Torino finalmente è uscita da quel clichè che la voleva città fredda e grigia.
Le Olimpiadi di un anno fa hanno dimostrato al mondo come questa città sia
ricca di fascino e di una ricca di fascino e di una bellezza elegante,
come i suoi palazzi, i suoi portoni. 
Per capire lo spirito di questa città occorre esserci nato, ma se si è curiosi di conoscerla basta visitarla e lasciarsi trasportare dalle sue vie ricche di storia, dalle sue leggende e se si ha la fortuna di avere come guida qualcuno che la conosce bene avrete la possibilità di scoprire angoli che al turismo da agenzia sono sconosciuti.
Per molti Torino rimane ancora la città satanica e in fondo a noi torinesi non dispiace avere questo alone di mistero, che è innegabile.
Fatti strani e personaggi ambigui sono presenti in gran quantità nella città sabauda.
La città, secondo gli studiosi di esoterismo, è attraversata da linee immaginarie che determinano le correnti positive o negative: chi è superstizioso o chi pensa di essere sensitivo dovrà tenersi alla larga da piazza Statuto.
Il monumento centrale, all’apparenza una roccia ricoperta di angeli si dice sia in realtà la rappresentazione delle anime di chi è morto per costruire il traforo del Frejus.
Meno leggendario e purtroppo vero è l’episodio che vide il cinema “Statuto” come rogo mortale per 64 persone nel febbraio del 1983.
Torino città del diavolo? Forse è solo una leggenda, ma persone come Cagliostro passarono di qui, Enrichetta Naum fu una famosa esorcista, Friedrich Nietzsche dopo un soggiorno in questa città impazzì. Cesare Lombroso, il famoso criminologo scelse un appartamento in via Po per i suoi studi.
Indubbiamente se non si crede al diavolo bisogna ammettere che nessuna altra città ha raccolto così tanti personaggi legati in qualche modo al mondo più oscuro della mente o delle credenze.
Non ultimo il regista Dario Argento, che ha più volte dichiarato il suo amore per Torino girando qui tra gli altri il famoso “Profondo rosso” in cui piazza Cln, quella con le due fontane ha un ruolo fondamentale. E la villa che si vede nel finale è Villa Scott in corso Lanza.
Ma Torino ha anche un lato più chiaro: qui riposa la Sindone, qui si trovano chiese come il Duomo (che ha un oroscopo sul lato destro, un altro segno esoterico su un edificio cristiano), la chiesa di San Domenico in via Milano, una volta sede dell’inquisizione.
La Gran Madre che domina su piazza Vittorio con le statue guarda un po’… dai messaggi esoterici: il calice indicherebbe il Santo Graal?
E poi c’è la Basilica di Superga, luogo di sciagura per quel 4 maggio 1949 che vide schiantarsi l’aereo del grande Torino contro la parte posteriore.
E poi c’è la Mole, il simbolo, che, pochi lo sanno, ma nacque come sinagoga e poi divenne un monumento e ora ospita un ricchissimo museo del cinema.
La storia di Torino è indissolubilmente legata alla casa Savoia. Girare per le strade è come sfogliare un libro di storia: fate attenzione ai nomi delle vie: la maggior parte recano nomi di Vittorio Emanuele, Margherita, Maria Adelaide, Emanuele Filiberto, Savoia ecc…
La città è anche capitale del cioccolato, anche se come tante altre cariche, vedi “città del cinema” e “della moda”, puntualmente anche questa viene rubata ogni tanto da qualche altra città.
Ma basta assaggiare i cioccolatini di Peyrano, o i gianduiotti o sorseggiare il bicerin per capire che Torino è la capitale indiscussa del cioccolato.
I locali storici hanno ancora il loro fascino, in piazza San Carlo se ne trovano due: il San Carlo e il Torino. In piazza Castello si rivive l’epoca della belle époque nel bar Mulassano. Ma forse il bar più torinese di tutti è “Al bicerin” fondato nel 1763 in piazza della Consolata 5 che trae il nome dalla bevanda a base di caffé, latte e cioccolato.
Torino è stata la culla per molte specialità gastronomiche, i grissini ad esempio: nato per Vittorio Amedeo II, troppo gracile e bisognoso di pane friabile, ben digeribile. Lo zabaglione, la bagna caoda, il Punt e Mes, il pancarré.
Ma Torino ha tanto da mostrare, De Chirico la definì così: “La bellezza di Torino non si svela che poco per volta, simile a una Gorgone buona e onesta che sa quanto costa a quelli che hanno la disgrazia di vedere la sua faccia intensamente ed a un tratto. E’ infatti una bellezza che in alcuni casi può essere fatale”.

Un avvertimento: se un torinese vi invita a prendere qualcosa al “Toro verde” non crediate che sia un locale chic, è il nome che si da alle fontane verdi con il muso del oro che butta l’acqua dalla bocca. Un ennesima dimostrazione d’amore per la città.
Postato da Elektra -
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